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Impressioni degli operatori della Misericordia di Isola a Lampedusa

Arrivando a Lampedusa, isola situata a fianco della Tunisia e della Libia e molto distante dall’Italia, ci si aspettava di trovare chissà quale tragedia umana: urla, grida, gente che litigava per un niente, essendo stati plagiati dai mass media. Abbiamo subito notato che è un isolotto adagiato tra le onde del mar Mediterraneo, case basse baciate dal sole e abitate da gente tranquilla che pensa solo a lavorare.

Il nostro impegno come squadra di supporto all’emergenza sbarchi è stato per lo più un impiego a livello gestionale, visto il non arrivo di immigrati, aiutando i nostri confratelli siciliani a gestire il tutto: dalla consegna del kit vestiario, alla consegna del semplice pasto come alla manutenzione delle strutture e dei mezzi.

Nel giorno del nostro arrivo in data 18/02/2015, all’ingresso del Centro veniamo assaliti da un folto numero di giornalisti che erano appostati in tutto il perimetro del Centro nell’intento di trovare chissà quale scoop da apporre come titolo di trasmissioni o quant’altro: siccome risultavamo nuovi alle loro telecamere ci chiedevano solo ed esclusivamente se eravamo pagati e da chi; analizzando bene il soggetto da cui veniva la domanda abbiamo pensato bene di andare a lavorare fra le ingiurie degli altri giornalisti. In quel momento all’interno del Centro c’erano all’incirca 2000 ospiti che necessitavano di visita medica, kit igienico-sanitario e vestiti mentre circa 200 di loro erano affetti da scabbia e in quanto tali urgeva una terapia sanitaria particolare e ricambi sistematici di indumenti nuovi. Dopo ore di lavoro interminabili, con il nostro inglese e con tutti gli ospiti soddisfatti, vedere gli stessi ospiti che si recano all’esterno della struttura uscendo dalla recinzione per recarsi dalla vicine associazioni per chiedere altri vestiti e cibo e ognuno dei nostri confratelli, mossi da un amore incondizionato nell’aiutare chi è in difficoltà.

Nell’intervallo del pranzo, dopo aver fornito agli ospiti il loro pranzo, ci spostavamo dal Centro per recarci a mangiare e veniamo sistematicamente ogni giorno di nuovo assaliti dai precedenti giornalisti che continuano a chiedere di Presidenti, di contributi e quant’altro senza mai accennare agli ospiti e alle loro condizioni, noi rispondiamo con la nostra missione e loro rimando ridono, ma questo non ci fermerà. Le vere e grosse difficoltà le abbiamo incontrate nel difenderci da chi si erge a tutore degli immigrati, da chi fomenta gli ospiti a ribellarsi per ottenere un paio di ciabatte in più o un pacchetto di sigarette che noi non gli consegniamo in quanto minore, da chi si sostituisce ai sanitari inventandosi terapie assurde che provocano solo danni alla salute dell’immigrato.

Abbiamo dovuto capire che se aiuti qualcuno hai un tornaconto personale…
Abbiamo dovuto capire che aiutare chi è in difficoltà è un reato…
Abbiamo capito che…bisogna essere orgogliosi di appartenere alla Misericordia!
Fieri di appartenere alla Misericordia.

Il 1° gruppo di supporto
Resp. le Vincenzo Pullano