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LA STORIA DI KHASRO In fuga per correre ancora Campione di ciclismo iracheno rifugiato al Cara di Isola

LA STORIA DI KHASRO

In fuga per correre ancora

Campione di ciclismo iracheno rifugiato al Cara di Isola

GIUSEPPE PIPITA

L’ultima volta che è andato in bici era a metà del 2015. Poi ha dovuto mettere da parte la sua passione per salvarsi la vita. Mohammed Khasro , 28 anni, faceva il ciclista professionista in Iraq. Vinceva gare nella sua nazione e nei paesi arabi. Un campione che in qualsiasi altra parte del mondo sarebbe stato riverito.

Khasro, però, è curdo e la sua etnia è perseguitata dai fondamentalisti islamici. Così è scappato. Una fuga per continuare a sperare di correre ancora in bici. Una fuga che ha avuto come meta il paese del suo idolo, Pantani. Il paese del Giro d’Italia.

Khasro, ha attraversato il confine turco, è arrivato in Grecia e poi piedi lungo i Balcani. È entrato da clandestino nel nostro Paese ed è giunto a Milano. Qui, gli amici curdi, gli hanno detto di andare a Crotone, perché racconta “la gente del Sud è più ospitale” e, soprattutto, la commissione che valuta le richieste dei permessi di soggiorno per asilo politico è più veloce.

COSÌ, Khasro ha raggiunto la Calabria. Ha dormito due mesi in stazione a Crotone prima di entrare al Cara di Isola Capo Rizzuto dove ha raccontato la sua storia incredibile.

“Quando uscivo da casa per andare ad allenarmi non sapevo se sarei tornato. Correvo in bici su strade ai cui bordi c’erano i cadaveri di persone uccise dai fondamentalisti”. Gli occhi di Mohammed Khasro si fanno tristi rivivendo quei ricordi mentre mostra un album di foto della sua vita da campione di ciclismo.

Ci sono le immagini di lui che corre su bici di ultima generazione in carbonio, mentre ritira premi con la nazionale irachena.

Khasro va in bici da quando aveva 15 anni. A 18 è stato selezionato per la squadra irachena che ha preso parte al campionato asiatico in Iran dove è arrivato quinto alla sua prima gara importante. Ha vinto otto gare in Iraq, 3 in Kurdistan e due in altri Paesi. Tantissimi piazzamenti nella gare in Egitto, Qatar, Bahrein, Libia, Singapore.

Doveva essere davvero forte se, come testimonia una delle sue foto, un giornale arabo gli dedica un’intera pagina con tanto di grande foto: nella stessa pagina campeggia anche un’immagine di Totti.

KHASRO, però, è un curdo e per questo ha dovuto subire angherie e soprusi anche dalla sua stessa federazione sportiva. “Quando tornammo da una gara nel Barhein – ricorda il ciclista – dove la squadra era arrivata seconda in classifica, tutti gli altri miei compagni presero un premio in denaro. Io invece no perché ero curdo”.

La sua passione per il ciclismo lo ha fatto sempre resistere a queste angherie. Spesso anche grazie all’aiuto di qualche allenatore arabo che lo ha sostenuto nonostante la sua etnia. Finchè nella sua città, Karok, che si trova al confine con la Siria non sono arrivati i fondamentalisti dell’Isis. E per lui sono iniziati i veri problemi: “Noi curdi siamo visti come gente da uccidere. Non potevo più allenarmi con tranquillità – racconta –. I fondamentalisti mi hanno arrestato spesso. Mi hanno buttato via occhiali e guanti perché dicevano che non potevo portarli, che era peccato. Mi hanno anche proibito di andare in giro con i pantaloncini da ciclista. Un mio amico con il quale andavamo ad allenarci è stato ucciso perché si è ribellato”. La città natale di Khasro è una città di confine dove Isis e curdi si fronteggiano quotidianamente: “Quando mi allenavo con la bici – ricorda Khasro – vedevo i cadaveri ai bordi delle strade. Spesso dopo essere passato da un posto sentivo le esplosioni”.

A CONVINCERE l’atleta a scappare è stata anche la proposta da parte dei curdi di andare a combattere: “Io voglio solo correre in bici, non voglio ammazzare persone” dice Khasro. Così è arrivato in Italia ed ha trovato accoglienza a Isola Capo Rizzuto

In alto Khasro con la bici davanti al Cara di Isola Capo Rizzuto; più sopra con la vicedirettrice Caterina Ceraudo; nella altre foto il ciclista durante le gare in Iraq

dove, grazie alla Misericordia, ha potuto ricominciare ad allenarsi con costanza. Ogni giorno fa footing lungo la strada che costeggia il lago di Sant’Anna. “Aspetto di essere convocato dalla commissione per l’asilo politico. Qui sto bene, l’alimentazione non è proprio quella che serve per un ciclista ma non posso chiedere di più: anche dormire sul lungomare per chi come noi ha visto la guerra negli occhi è un po’ come il paradiso. Mi manca solo una bicicletta per allenarmi bene. La mia Bianchi in carbonio da 5.000 euro è rimasta in Iraq e non so che fine abbia fatto”.

NON SARÀ proprio una bici in carbonio, ma una mountain bike gliela abbiamo trovata noi. Quando qualche giorno fa gliela abbiamo consegnata al campo, i suoi occhi si sono accesi di gioia: “Ci vado a Crotone e a Catanzaro” ha detto subito. La vicedirettrice Caterina Ceraudo la custodirà negli uffici della Misericordia (nelcampo è vietato avere mezzi di locomozione) pronta a fargliela usare per gli allenamenti. Grazie al suo amico Shivan (che gli fa da traduttore) ha anche contattato l’associazione dei cicloamatori di Crotone che si è detta disponibile ad accoglierlo per gli allenamenti.

IL SUO sogno resta quello di partecipare al Giro d’Italia. “Potevo andare in Germania o in Svezia dove ho parenti – ribadisce – ma voglio restare in ’Italia perché è la patria del ciclismo. Il mio idolo è Pantani perché dicono che gli somigli anche un po’ ma solo come fisionomia. Io sono un velocista lui era un grande passista. Mi piace tanto Cancellara che spero di poter incontrare magari vedendo una tappa del giro”. Già, il Giro… Il prossimo 10 maggio la carovana rosa sarà a Catanzaro. La Gazzetta dello Sport si è interessata alla storia di Khasro ed ha invitato il giovane atleta curdo a Catanzaro in quell’occasione. Magari il suo sogno potrebbe realizzarsi.

Io curdo vincevo ma non venivo premiato e l’Isis mi perseguitava Mi allenavo su strade piene di cadaveri, ora sogno di vedere il Giro.

guarda l’articolo completo del: il CROTONESE