Share

Lampedusa: la tragedia del 9.02 raccontata dalla direttrice del C.P.S.A

Lampedusa lì 13 febbraio 2015

Durante la giornata del 9 febbraio sull’isola di Lampedusa è avvenuto il tragico evento di cui oramai tutti i giornali parlano. Intorno alle ore 16.00 è giunto presso il molo Favarolo la prima motovedetta della Guardia Costiera con a bordo 23 migranti in pessime condizioni di salute; erano tutti bagnati e in un grave stato di ipotermia. Insieme a loro purtroppo c’erano 29 giovani uomini che non sono riusciti a sopportare il freddo. Appena attraccati al porto gli operatori della Misericordia si sono occupati, previa visita medica effettuata dal dott. Bartolo responsabile dell’ASP di Lampedusa, dei 23 sopravvissuti fornendo coperte per cercare di fargli avere un po’ di calore. Sono stati accompagnati tempestivamente nel centro di primo soccorso e accoglienza dove ad attenderli si trovavano altri operatori pronti a fornirgli un the caldo e qualcosa da mangiare. Gli sono stati forniti vestiti asciutti garantendogli docce calde per poter prendere un po’ di calore ed è stato effettuato un ulteriore controllo medico.

Nel frattempo sul molo i miei ragazzi si occupavano dei poveri giovani che non ce l’hanno fatta. Il silenzio in quel momento era assordante, nel rispetto di quei giovani che sono stati sopraffatti dal freddo. Tutti occupati al recupero e alla sistemazione consona di quei ragazzi. Ci tengo a sottolineare i MIEI ragazzi in quanto il lavoro e il servizio che hanno svolto non è stato un lavoro semplice a livello emotivo: recuperare i cadaveri, sistemarli nei sacchi per l’ispezione cadaverica e poi la successiva collocazione nelle bare, credo che sia assolutamente impegnativo dal punto di vista psichico, il tutto svolto nel rispetto della persona. Il mio impegno a Lampedusa ha avuto inizio 4 mesi fa, ci sono stati numerosi sbarchi in questi mesi ma quello che ho visto giorno 9 febbraio resterà per sempre impresso nei miei occhi e nel mio cuore. L’immagine di chi non ce l’ha fatta e l’immagine dei sopravvissuti che scendevano dalla motovedetta in lacrime nonostante il freddo, in un lamento sommesso per i loro amici che non ce l’hanno fatta. Per quanto mi riguarda è stato impossibile non entrare in contatto empatico con loro: il pensiero di quello che hanno potuto vivere e sentire in mare aperto da parte di tutti loro, il vissuto dei sopravvissuti che hanno visto morire lentamente i loro amici, e i defunti che hanno sentito spegnere lentamente la loro vita con tutto quello che ne seguiva progetti, sogni da realizzare in una terra lontana che avrebbe dovuto dare la felicità.

Non nego che scrivendo queste parole mi trovo a rivivere quelle emozioni e a rivedere quelle immagini che non sono semplici da elaborare, e questo ovviamente mi rimanda alla difficoltà dei sopravvissuti di elaborare questa tragedia. Mi auguro per loro che qualunque sia il posto che li accoglierà in seguito possa fornirgli tramite un adeguato supporto tutti gli strumenti per poter superare questo forte trauma.

Dott.ssa Rossana Perri

Direttore C.P.S.A. di Lampedusa

Psicoterapeuta