Per tradizione la nascita del movimento delle Misericordie viene fatta coincidere con la data di fondazione della Compagnia della Misericordia di Firenze per opera del frate domenicano Pietro da Verona. A fianco di questa ricostruzione documentale si è andata però formando, nel corso dei secoli, una diversa tradizione popolare che vuole in un facchino dell’Arte della Lana, tal Piero di Luca Borsi, l’iniziatore della Compagnia della Misericordia. Piero, figlio di Luca Borsi, secondo la leggenda, era un uomo di età avanzata che lavorava a Firenze come facchino per conto della potente Arte della Lana. Il commercio dei panni di lana era allora molto fiorente e la movimentazione delle merci, affidata ai facchini, era un lavoro intenso e pesante tanto che, non di rado, per alleviare la fatica, veniva fatto ricorso ad abbondanti bevute di vino. Un gruppo di questi facchini, fra cui il nostro Piero, aveva l’abitudine, fra un viaggio e l’altro, di rinfrancarsi presso la Buca degli Adimari, una mescita di vino nei pressi della Cattedrale.

Le discussioni fra colleghi erano inevitabili e frequenti. Forse per la stanchezza, forse per il vino, certamente per ignoranza, i compagni di Piero si lasciavano andare, spesso e volentieri, alla bestemmia del nome di Dio. Piero che era uomo molto devoto, rimproverava questo comportamento dei compagni senza però ottenere alcun risultato. Ebbe l’idea, allora, di proporre ai compagni di istituire il pagamento di una multa ogniqualvolta uno di essi bestemmiasse il nome di Dio. La proposta venne accettata, ma, evidentemente, la quantità delle bestemmie non diminuì tant’è che, dopo qualche tempo, la somma, costituita dal versamento delle multe, raggiunse una cifra considerevole. Piero, allora, pensò che se non riusciva a far smettere di bestemmiare i compagni, poteva almeno fare in modo che la somma, frutto delle multe per quelle bestemmie, venisse impiegata come pietosa ammenda per la loro pronuncia. Propose, quindi, ai compagni di comprare, con quei soldi, sei ceste da portare a spalla, dette zane, con le quali andare a raccogliere i malati della città accompagnandoli agli ospizi dove sarebbero stati curati.

I compagni accettarono e stabilirono un compenso per ciascuno dei viaggi che avrebbero effettuato. Così, secondo il sentimento popolare, ebbe inizio la Compagnia della Misericordia. La prima versione scritta di questa leggenda si rintraccia nella “Storia della Compagnia della Misericordia” scritta d.a Placido Landini nel 1779 sulla base di documenti precedenti. Contro questa ricostruzione leggendaria e popolare si è levata, a più riprese ed in modo circostanziato, la critica di alcuni storici che, soprattutto dal finire del 1800, ne hanno messo in luce le incongruenze e la irreperibilità dello scritto “in gotico”, citato da Placido Landini, accreditando, invece, la figura di Pietro da Verona, quale fondatore, che, certamente, è più consona all’immagine della Pia Istituzione rispetto a quella dei bestemmiatori. Nonostante ciò la Leggenda Popolare di Piero di Luca Borsi continua a riscuotere un immutato successo fra i Fratelli delle numerose Misericordie che da allora si sono diffuse in tutta l’Italia e nel mondo: vale la pena di domandarsene il motivo.

E’ innegabile che le Misericordie, nonostante la Santità della loro ispirazione e degli obbiettivi che si pongono, raccolgono fra i loro iscritti uomini comuni, con il loro carico di debolezze e di errori, ed è comprensibile che la morale, che fa da sfondo alla Leggenda, parli al loro cuore con maggiore efficacia di quanto non possa fare l’indiscutibile esempio del Santo veronese. Ma a ben guardare, la antica Leggenda popolare appare, sorprendentemente, moderna e ricca di indicazioni e spunti di riflessione, quasi si trattasse di un Manifesto del Movimento. Che dire dei facchini che istituiscono volontariamente la sanzione per i propri errori ed il servizio al prossimo come ammenda? Non sono simili a quei Fratelli che cercano nel servizio il rimedio ai propri peccati? Che dire dello stesso Piero che cerca di correggere i colleghi volgendo le loro energie al bene? Non è l’atteggiamento richiesto ai responsabili delle Misericordie? La tradizione popolare (ma è, qui, forse il caso di parlare di “Saggezza”), sembra aver disegnato, inconsciamente, attraverso la metafora della Leggenda, il profilo di cosa voglia dire partecipare all’esperienza delle Misericordie. E’ per questo motivo, forse, che la Leggenda vive, nonostante tutto e nonostante tutti